Entroterra e abitato greco

Il centro di Francavilla di Sicilia è ubicato nel cuore della Valle dell’Alcantara, in un’area pianeggiante alla confluenza del fiume con il torrente San Paolo, sulle propaggini nord-orientali dell’Etna.

Figura 1Santuario. Pinax con scena di Persephone che apre la cista, tipo Locrese, 480-450 a.C.

Grazie alla ricchezza d’acqua, alla fertilità del suolo, snodo naturale tra costa Ionica e Tirrenica, e tra queste e l’Etna, il sito si estende su un pianoro dominato dalla collina del Castello (XIII secolo).

Risulta frequentato in età preistorica: frammenti di ceramica d’impasto, dall’area della città, documentano l’esistenza di un insediamento popolato da genti provenienti dalla penisola italiana e/o dalle isole Eolie,gli Ausoni (età del Bronzo Finale- età del Ferro).

Materiali ceramici testimonierebbero già agli inizi del VII secolo a.C. lo stanziamento di greci provenienti dalla colonia di Naxos attraverso la valle dell’Alcantara (l’antico Akèsines). La città rimane, tuttavia, anonima (Kallipolis?). Di questa sono stati messi in luce nell’area della città moderna lembi di abitato e di necropoli.

Un grande santuario occupava il settore nord della città (Via don Nino Russotti), in contiguità con l’Alcantara. La composizione dei ricchi depositi votivi rinvenuti documenta nel santuario il culto delle dee Demetra e Kore.

Nell’area demaniale di contrada Fantarilli, ai piedi della collina del Castello, si può vedere un lembo dell’abitato di V secolo a.C.: sia nell’assetto urbano che nelle tecniche costruttive edilizie, le case della città greca di Francavilla rivelano indubbie affinità culturali con la vicina Naxos, allorché fu conquistata e “rifondata” nel 476 a.C. da Ierone di Siracusa.

I materiali ceramici rinvenuti all’interno dell’abitato documentano un abbandono parziale del sito alla fine del V secolo a.C. : l’evento è forse da collegarsi con la conquista di Naxos da parte di Dionisio I nel 403 a. C..

La ripresa demografica, documentata da alcuni interventi di ristrutturazione delle case e alcune modifiche nell’impianto stradale, si ha dopo circa un cinquantennio, in concomitanza forse con la nascita della vicina Tauromenion (358 a.C.), o con l’avvento di Timoleonte in Sicilia (338 a.C.).

Figura 2Protome femminile, 480-470 a. C.

Nel corso del terzo venticinquennio del III secolo a.C. il sito è completamente abbandonato per cause ancora misteriose.

Le vicende storiche e la topografia del sito sono ben ripercorribili grazie alla visita dell’Antiquarium comunale di via Liguria dove sono esposti i materiali provenienti dagli scavi condotti dalla Soprintendenza di Siracusa dal 1979 e poi (dal 1987), dalla Soprintendenza di Messina.

Tra le terrecotte figurate provenienti dai depositi votivi del Santuario di Demetra e Kore scavato in via Don Nino Russotti, spiccano i pinakes con figurazione a rilievo, affini a quelli rinvenuti nel Santuario di Persefone a Locri Epizefiri.

Dagli scavi dell’abitato oltre a ceramiche di varie classi e fabbriche, provengono numerose terrecotte plastiche architettoniche (antefisse sileniche e acroterio a maschera gorgonica) di tipi prodotti e diffusi nelle officine della vicina Naxos. Sono rappresentati altresì esemplari notevoli di coroplastica, protomi.

Sono in esposizione monete da varie zecche siceliote sempre dall’abitato, metre dai corredi della necropoli e dai depositi votivi del Santuario si segnalano frammenti significativi di ceramica attica a figure rosse.